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mar
09

Comportamento: Artigo do Vaticano critica sensacionalismo do caso da menina de Pernambuco

Bento XVI e seu solidéu voador... e o mal-estar em torno do caso do aborto da menina de Alagoinhas (PE).

Bento XVI e seu solidéu voador... e o mal-estar em torno do caso do aborto da menina de Alagoinhas (PE).

O caso da menina de 9 anos de Alagoinhas (PE) – que como resultado da sucessiva séries de abuso sexuais sofridas de seu padrastro, engravidou de gêmeos, tendo sofrido um aborto clinicamente recomendado – continua gerando discussões e polêmicas.

Em um texto (de 07 de março) criticamos justamente a atitude do Bispo de Olinda, que veio a público excomungar toda a equipe médica.

No artigo – onde analisamos o contexto da erotização infantil precoce no Brasil – afirmamos: “Com todo e sincero respeito à Dom José, eu diria: – Muito ajuda, quem não atrapalha!‘. Se a Igreja não pode oferecer nada para minorar o sofrimento dessa garota, que não se intrometa: deixe para as autoridades competente“.

E parece que não fomos os únicos a achar isto. No Vaticano, o arcebispo Rino Fisichella, presidente da Pontifícia Academia pela Vida, em um artigo publicado no L’OSSERVATORE ROMANO, neste domingo dia 15.03.2009 – que ganhou destaque, publicada na primeira página –  parece confirmar nossa opinião: “Prima di pensare alla scomunica era necessario e urgente salvaguardare la sua vita innocente e riportarla a un livello di umanità” (Tradução: Antes de pensar em excomunhão era necessário e urgente salvaguarda a sua vida inocente e devolve-la a um nivel de humanidade).

O arcebispo Rino Fisichella, mesmo longe do epicentro da polêmica – justamente por esse motivo – parece ter uma visão mais cristalizada e sensível da situação:Come agire in questi casi? Decisione ardua per il medico e per la stessa legge morale.” (Tradução: Como agir neste caso? Decisão árdua pelo médico e pela mesma lei moral).

Entre outras coisas, Dom Rino Fisichella, em seu artigo, explica e sintetiza de maneira brilhante o pensamento da Igreja Romana sobre o aborto. Citando o documento “Gaudim et spes” e o Concílio Vaticano II, ele explica que a excomunhão, nos casos de abortos provocados, dá-se de forma automática. Reafirma que isso acontece porque a  Igreja considera um pecado gravíssimo, a interrupção de um gravidez.

Porém, no caso da menina – a qual, ele chama de Carmem – mais importante que vir à imprensa e tornar pública a excomunhão da equipe médica, era vir à público denunciar esse tipo de violência, que ocorre de forma cotidiana.

No fim do texto, Dom Rino Fisichella, demonstra – o que parece ser uma posição oficial do Vaticano – palavras carinhosas diretamente à criança. Temos quase certeza de que essas palavras não chegarão à ela. Mas transcrevemô-la aqui:Carmem, estamos ao seu lado. Partilhamos consigo o sofrimento que experimentou, gostaríamos de fazer tudo para restituir a dignidade que lhe foram privados e o Amor do qual mais necessitará. São os outros que merecem a excomunhão e nosso perdão, porquanto terem permitido a você viver e ajuda-la a recuperar a esperança e confiança. Apesar da presença do mal e as maldades de muitos“.

Abaixo, transcrevemos na íntegra, o texto original em italiano, para que você mesmo(a) traduza e tire suas próprias conclusões (nota: os trechos em vermelho, estão destacados, por terem sido citados direta ou indiretamente no texto):

Dalla parte della bambina brasiliana

di RINO FISICHELLA – Arcivescovo presidente della Pontificia Accademia per la Vita

Il dibattito su alcune questioni si fa spesso serrato e le differenti prospettive non sempre permettono di considerare quanto la posta in gioco sia veramente grande. È questo il momento in cui si deve guardare all’essenziale e, per un attimo, lasciare in disparte ciò che non tocca direttamente il problema. Il caso nella sua drammaticità è semplice. C’è una bambina di soli nove anni — la chiameremo Carmen — che dobbiamo
guardare fisso negli occhi senza distrarre lo sguardo neppure un attimo, per farle capire quanto le si vuole bene.

Carmen, a Recife, in Brasile, viene violentata ripetutamente dal giovane patrigno, rimane incinta di due gemellini e non avrà più una vita facile. La ferita è profonda perché la violenza del tutto gratuita l’ha distrutta dentro e difficilmente le permetterà in futuro di guardare agli altri con amore.

Carmen rappresenta una storia di quotidiana violenza e ha guadagnato le pagine dei giornali solo perché l’arcivescovo di Olinda e Recife si è affrettato a dichiarare la scomunica per i medici che l’hanno aiutata a interrompere la gravidanza. Una storia di violenza che, purtroppo, sarebbe passata inosservata, tanto si è abituati a subire ogni giorno fatti di una gravità ineguagliabile, se non fosse stato per lo scalpore e le reazioni suscitate dall’intervento del vescovo. La violenza su una donna, già grave di per sé, assume una valenza ancora più deprecabile quando a subirla è una bambina, con l’aggravante della povertà e del degrado sociale in cui vive. Non c’è linguaggio corrispondente per condannare tali episodi, e i sentimenti che ne derivano sono spesso una miscela di rabbia e di rancore che si assopiscono solo quando viene fatta realmente giustizia e la pena inflitta al delinquente di turno ha certezza di essere scontata.

Carmen doveva essere in primo luogo difesa, abbracciata, accarezzata con dolcezza per farle sentire che eravamo tutti con lei; tutti, senza distinzione alcuna. Prima di pensare alla scomunica era necessario e urgente salvaguardare la sua vita innocente e riportarla a un livello di umanità di cui noi uomini di Chiesa dovremmo essere esperti annunciatori e maestri. Così non è stato e, purtroppo, ne risente la credibilità del nostro insegnamento che appare agli occhi di tanti come insensibile, incomprensibile e privo di misericordia. È vero, Carmen portava dentro di sé altre vite innocenti come la sua, anche se frutto della violenza, e sono state soppresse; ciò, tuttavia, non basta per dare un giudizio che pesa come una mannaia.

Nel caso di Carmen si sono scontrate la vita e la morte. A causa della giovanissima età e delle condizioni di salute precarie la sua vita era in serio pericolo per la gravidanza in atto. Come agire in questi casi? Decisione ardua per il medico e per la stessa legge morale. Scelte come questa, anche se con una casistica differente, si ripetono quotidianamente nelle sale dirianimazione e la coscienza del medico si ritrova sola con se stessa nell’atto di dovere decidere cosa sia meglio fare. Nessuno, comunque, arriva a una decisione di questo genere con disinvoltura; è ingiusto e offensivo il solo pensarlo.

Il rispetto dovuto alla professionalità del medico è una regola che deve coinvolgere tutti e non può consentire di giungere a un giudizio negativo senza prima aver considerato il conflitto che si è creato nel suo intimo. Il medico porta con sé la sua storia e la sua esperienza; una scelta come quella di dover salvare una vita, sapendo che ne mette a serio rischio una seconda, non viene mai vissuta con facilità. Certo, alcuni si abituano alle situazioni così da non provare più neppure l’emozione; in questi casi, però, la scelta di essere medico viene degradata a solo mestiere vissuto senza entusiasmo e subito passivamente. Fare di tutta un’erba un fascio, tuttavia, oltre che scorretto sarebbe
ingiusto.

Carmen ha riproposto un caso morale tra i più delicati; trattarlo sbrigativamente non renderebbe giustizia né alla sua fragile persona né a quanti sono coinvolti a diverso titolo nella vicenda. Come ogni caso singolo e concreto, comunque, merita di essere analizzato nella sua peculiarità, senza generalizzazioni. La morale cattolica ha principi da cui non può prescindere, anche se lo volesse. La difesa della vita umana fin dal suo concepimento appartiene a uno di questi e si giustifica per la sacralità dell’esistenza. Ogni essere umano, infatti, fin dal primo istante porta impressa in sé l’immagine del Creatore, e per questo siamo convinti che debbano essergli riconosciuti la dignità e i diritti di ogni persona, primo fra tutti quello della sua intangibilità e inviolabilità.

L’aborto provocato è sempre stato condannato dalla legge morale come un atto intrinsecamente cattivo e questo insegnamento permane immutato ai nostri giorni fin dai primordi della Chiesa. Il concilio Vaticano II nella Gaudium et spes — documento di grande apertura e accortezza in riferimento al mondo contemporaneo — usa in maniera inaspettata parole inequivocabili e durissime contro l’aborto
diretto. La stessa collaborazione formale costituisce una colpa grave che, quando è realizzata, porta automaticamente al di fuori della comunità cristiana. Tecnicamente, il Codice di diritto canonico usa l’espressione latae sententiae per indicare che la scomunica si attua appunto nel momento stesso
in cui il fatto avviene.

Non c’era bisogno, riteniamo, di tanta urgenza e pubblicità nel dichiarare un fatto che si attua in maniera automatica. Ciò di cui si sente maggiormente il bisogno in questo momento è il segno di una testimonianza di vicinanza con chi soffre, un atto di misericordia che, pur mantenendo fermo il principio, è capace di guardare oltre la sfera giuridica per raggiungere ciò che il diritto stesso prevede come scopo della sua esistenza: il bene e la salvezza di quanti credono nell’amore del Padre e di quanti accolgono il vangelo di Cristo come i bambini, che Gesù chiamava accanto a sé e stringeva tra le sue  braccia dicendo che il regno dei cieli appartiene a chi è come loro.

Carmen, stiamo dalla tua parte. Condividiamo con te la sofferenza che hai provato, vorremmo fare di  tutto per restituirti la dignità di cui sei stata privata e l’amore di cui avrai ancora più bisogno. Sono altri che meritano la scomunica e il nostro perdono, non quanti ti hanno permesso di vivere e ti aiuteranno a recuperare la speranza e la fiducia. Nonostante la presenza del male e la cattiveria di molti.

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1 Response to “Comportamento: Artigo do Vaticano critica sensacionalismo do caso da menina de Pernambuco”


  1. 1 Daniel
    15 de março de 2009 às 13:11

    DEPOIS DO QUE ESTÁ PUBLICADO, DIZER MAIS O QUÊ?…

    SÓ MESMO: SOCORROOOOOO, PAPA!


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